Parrocchia SS. Annunziata - Ritiro di Quaresima domenica 22/03/2020

 

Introduzione

Schema per la celebrazione da vivere in famiglia in comunione con tutta la nostra comunità.

Ognuno nella sua casa, ma tutti uniti nella preghiera.

 

Ore 10:00 seguiamo insieme la Santa Celebrazione Eucaristica presieduta da sua eccellenza mons. Bellandi su Telediocesi Salerno (canale 73).

 

Ore 15:00 ci ritroviamo tutti pregando l'ora nona che trovate nelle pagine successive (durata 15 minuti circa)

 

Ore 15:15 leggeremo il Vangelo schema (durata 15 minuti circa)

 

Ore 15:30 meditazione silenziosa e personale sul brano

 

Ore 16:00 ci sarà la diretta streaming su Facebook (dalla pagina della parrocchia) di don Claudio Raimondo.  Per chi non ha Facebook, verrà inviato il file col testo scritto di ciò che don Claudio ci donerà.

 

Ore 21.00 gesto conclusivo si può accendere una candela sul proprio balcone.

 

Buona preghiera a tutti e santa giornata

  

Ora nona

 

V. O Dio, vieni a salvarmi

R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

 

Gloria al Padre e al Figlio

  e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre

  nei secoli dei secoli. Amen.

 

INNO

 

Signore, forza degli esseri,

Dio immutabile, eterno,

tu segni i ritmi del mondo:

i giorni, i secoli, il tempo.

Irradia di luce la sera,

fa’ sorgere oltre la morte,

nello splendore dei cieli,

il giorno senza tramonto.

Sia lode al Padre altissimo,

al Figlio e al Santo Spirito,

com’era nel principio,

ora e nei secoli eterni. Amen.

 

Ant. Siamo saldi nella prova:

        nostra forza è la giustizia di Dio.

 

SALMO 22   Il buon Pastore

 

L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle

acque della vita (Ap 7, 17).

Il Signore è il mio pastore: *

  non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare, *

  ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, *

  per amore del suo nome.

​Se dovessi camminare in una valle oscura, †

  non temerei alcun male, *

  perché tu sei con me, Signore.

​Il tuo bastone e il tuo vincastro *

  mi danno sicurezza.

​Davanti a me tu prepari una mensa *

  sotto gli occhi dei miei nemici;

cospargi di olio il mio capo. *

  Il mio calice trabocca.

​Felicità e grazia mi saranno compagne *

  tutti i giorni della mia vita,

e abiterò nella casa del Signore *

  per lunghissimi anni.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

 

SALMO 75   Canto di trionfo dopo la vittoria

 

I (2-7)

Dio è conosciuto in Giuda, *

    in Israele è grande il suo nome.

È in Gerusalemme la sua dimora, *

    la sua abitazione, in Sion.

Qui spezzò le saette dell’arco, *

    lo scudo, la spada, la guerra.

Splendido tu sei, o Potente, *

    sui monti della preda;

furono spogliati i valorosi, †

    furono colti dal sonno, *

    nessun prode ritrovava la sua mano.

Dio di Giacobbe, alla tua minaccia *

    si arrestarono carri e cavalli.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

 

II   (8-13)

Tu sei terribile; chi ti resiste *

    quando si scatena la tua ira?

Dal cielo fai udire la sentenza: *

    sbigottita la terra tace

quando Dio si alza per giudicare, *

    per salvare tutti gli umili della terra.

 

L’uomo colpito dal tuo furore ti dà gloria, *

    gli scampati dall’ira ti fanno festa.

Fate voti al Signore vostro Dio e adempiteli, *

    quanti lo circondano portino doni al Terribile,

a lui che toglie il respiro ai potenti; *

    è terribile per i re della terra.

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

 

Ant. Siamo saldi nella prova:

        nostra forza è la giustizia di Dio.

 

LETTURA BREVE Dt 4, 29-31

 

    Cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. Tornerai al Signore tuo Dio e ascolterai la sua voce, poiché il Signore Dio tuo è un Dio misericordioso; non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurato ai tuoi padri.

 

V. Un animo pentito tu gradisci, o Dio,

R. non disprezzi un cuore affranto e umiliato.

 

ORAZIONE

 

  O Dio, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per Cristo nostro Signore.

 

      Benediciamo il Signore.

      R. Rendiamo grazie a Dio.

 

 IV DOMENICA DI QUARESIMA

VANGELO (Gv 9,1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17)

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.


Vedere col cuore

 

In questa IV domenica di quaresima Laetare (gioire), il tema principale da contemplare è quello della “luce”, che riceve un uomo cieco dalla nascita. Un uomo “malato” che viene “guarito” da Gesù, MEDICO dell’anima e del corpo.

 

ü Leggendo e pregando questo testo del Vangelo possiamo rimanere in “comunione”, cioè avere in comune qualcosa, credere nel profondo a ciò che ci accomuna: la fede nel Signore risorto. Dove c’è comunione, lì c’è comunità.

ü Secondo passo da fare è quello di “condividere”, cioè impegnarsi per l’altro a mettere in comune questa fede nel risorto. Come fare? Condividendo la Parola e l’esperienza che si fa con Dio nella Parola. Questo è comunità.

ü Terzo passo che faremo nella comunità è quello della “preghiera”. Pregare significa non portare tante parole, quanto aprire il cuore a Dio, donargli ciò che abbiamo nel cuore per il proprio bene ma soprattutto per il bene della comunità.

ü Quarto passo è lo “spezzare il pane”: in questo momento non possiamo celebrare insieme intorno alla mensa eucaristica, ma possiamo sicuramente riunirci in preghiera, intorno alla mensa dell’umanità, portando nella preghiera i dolori e le gioie di questa umanità, spezzando il pane della vita. Questo in ogni celebrazione fa la comunità.

ü Ultimo passo è l’“ascolto”: non tanto le parole che abbiamo dentro, ma quanto il silenzio che è dono di Dio. Riuscire ad ascoltare la sua Parola, la sua vita e le sue opere (leggendo il brano) ci aiuterà a comprendere che Gesù è davvero il nostro medico, il nostro salvatore (dal punto di vista interiore), la pace che deve vivere ora nella nostra comunità.

 

 

In questo tempo di difficoltà, di confusione, di tenebra e di paura a causa di un elemento invisibile, il Signore Dio ci chiede di confidare, amare e rivolgerci all’Invisibile, cioè a Dio stesso.

Non credo fermamente che bisogna avere, ora come ora, una “fede cieca”. Chi è cieco non sa dov’è, dove va, con chi sta, e cosa può fare. Così noi ci ritroviamo a non poter uscire, a non poter vedere ciò che ci rende vivi, a non riuscire a vedere la luce alla fine del tunnel. In tutti i Vangeli la fede non è mai cieca: è vedere, è conoscere, è manifestare, è rilevare, è il contrario dell’esser cieco. Cosa allora vogliamo fare in quest’oretta? Fermarci davvero in silenzio per far spazio a Dio nella nostra vita. Farci “illuminare” dalla sua presenza, illuminando gli altri con la nostra preghiera.

Il principio dell’illuminazione è sempre la luce. Il cieco ha fatto esperienza di questa luce e questa luce ha un nome preciso: l’uomo Gesù. Gesù vuol dire “Dio salva”. Quindi non è stato qualcosa di automatico, è stata una proposta di qualcosa di nuovo, che mi ha messo su gli occhi e poi un ordine che mi ha dato, che io ho eseguito e quella parola ha fatto sì che io ci vedessi.

 

ü Se ti identificassi nel cieco quale luce chiederesti a Gesù?

ü Dove riscontri la tua vita nuova, in quale relazione riconosci di vivere la vita nuova in Gesù?

ü Dove dovremmo cambiare nella nostra quotidianità?

ü Fai l’elenco delle cose per ringraziare Dio nella tua vita?

ü Quali sono le cose che non riesci a vedere? Quali sono i peccati contro la speranza?

 

Come l’occhio è fatto per la luce, così il cuore dell’uomo è fatto per il bene, per l’amore, per la gioia e la felicità. Noi davanti al male, ci domandiamo sempre: che colpa c’è, che colpa ho, perché avviene questo male?

Come nel testo: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».

Gesù risponderà: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio».

 

Anche in questo momento sono manifeste le opere di Dio: l’amore verso il prossimo, la preghiera per il prossimo, la memoria del prossimo. Farsi prossimo è possibile: pregando, celebrando, pensando al prossimo. Ma il prossimo siamo noi: “Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita”.

L’uomo non vede Dio, è Dio che vede l’uomo. E allora chiediamogli ciò che portiamo nel cuore, tutto ciò che desideriamo col cuore. Lui ci guarirà, saprà essere il nostro “medico di fiducia”.

 

Gesù è la luce del mondo, cioè fa capire al mondo e a ogni uomo il senso della vita, che è quello di vivere da figli e da fratelli. Ora la luce ha un particolare: non ha bisogno di essere testimoniante, testimonia da sé stessa illuminando. Di fatti, Gesù cosa farà ora? Illuminerà il cieco.

 

ü Chi sono io in realtà, qual è la mia identità?

ü Sono quello che dicono gli altri? Anche quello.

ü Resto fissato nell’identità che mi hanno affibbiato con l’etichetta?

ü  Sono quello lì che non si muove, non sa dove andare, sta seduto ed è mendicante?

 

Ammettere il cambiamento, non fissare né l’identità nostra, né quella altrui, nel passato: se no, diciamo sempre: io sono fatto così! Va bene, e allora non cammini mai! Non esci mai! Ma come uscire ora, che non si può uscire? Uscire dai propri schemi, dalle proprie manie, dalle proprie paure, dalle proprie cecità, dai propri peccati, dai propri pregiudizi, dalle chiusure in sé stessi, dall’identità che ci danno gli altri o che vogliamo dagli altri.

Il primo livello di illuminazione è sapere che sono io quello che sta cambiando. Quando incomincia il processo di fede? Quando uno ammette di poter cambiare opinione. Perché chi è ostinato nelle sue idee è cieco.

Allora dobbiamo metterci in ricerca. Alla domanda dei farisei (separati) «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?», il cieco risponderà: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!” e dopo dirà: non lo so. È molto importante non sapere, noi cerchiamo di sapere sempre tutto.

E il cieco va, obbedendo a occhi chiusi, ma a ragion veduta, alla piscina di Siloe che vuol dire “inviato”, cioè si immerge nell’inviato, nell’acqua dell’inviato. Cosa vuol dire essere battezzati? Immergersi in Cristo. L’ex cieco accetta la nuova identità.

 

ü In questo periodo stiamo pensando di iniziare a dar vita a un nuovo stile di vita?

ü Vogliamo “perdere” la nostra vecchia identità (sono fatto così) per vincere la nuova identità?

ü Ho la forza di fidarmi di Cristo, di Dio in questo momento?

ü Ho la speranza che lo Spirito Santo possa illuminare gli scienziati per trovare il vaccino? Ci prego su questo? O possiedo solo una fede stanca, ipocrita come quella dei farisei?

 

 

E’ questo il processo. Lui è venuto per salvare gli uomini e allora dice: aprite gli occhi. E, paradossalmente, chi apre gli occhi? Chi li ha chiusi e sa di averli chiusi. Chi crede di averli aperti e di sapere tutto dice: io so già tutto, non ho bisogno di aprire gli occhi. La fede è l’esperienza che, qui e ora, tu hai di Dio come liberatore e salvatore.

ü Come lo vedi agire nella tua vita, nella vita degli altri e nella storia?

ü E quando noi non sappiamo, invece di cercare di sapere, eliminiamo il problema o chi presenta il problema?

ü Possiedo l’umiltà di cercare il volto di Dio, il suo agire, le sue opere?

 

Educare alla speranza:

 

Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi. Fede e speranza procedono insieme. Credi all’esistenza delle verità più alte e più belle. Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo alla fine della sua esistenza; credi, Lui ti aspetta. Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione….

 

Se sei a terra, alzati! Non rimanere mai caduto, alzati, lasciati aiutare per essere in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla.

 

Ama le persone. Amale ad una ad una. Rispetta il cammino di tutti, lineare o travagliato che sia, perché ognuno ha la sua storia da raccontare. Anche ognuno di noi ha la propria storia da raccontare.

 

Gesù ci ha consegnato una luce che brilla nelle tenebre: difendila, proteggila. Quell’unico lume è la ricchezza più grande affidata alla tua vita.

 

E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna! Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà.

 

Abbi sempre il coraggio della verità, però ricordati: non sei superiore a nessuno. Ricordati di questo: non sei superiore a nessuno.

 

 Sei cristiano; e nella preghiera tutto riconsegni a Dio.

 

Se sbagli, rialzati: nulla è più umano che commettere errori. E quegli stessi errori non devono diventare per te una prigione. Non essere ingabbiato nei tuoi errori. Il Figlio di Dio è venuto non per i sani, ma per i malati: quindi è venuto anche per te. E se sbaglierai ancora in futuro, non temere, rialzati! Sai perché? Perché Dio è tuo amico.

 

Se ti colpisce l’amarezza, credi fermamente in tutte le persone che ancora operano per il bene: nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo. Frequenta le persone che hanno custodito il cuore come quello di un bambino. Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore.

 

Papa Francesco, La Speranza cristiana – 33. Educare alla speranza

 

 

 

 

 

 

 


 



Preghiera di Papa Francesco

O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede. Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa

abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.