L’Amore si è fatto carne

Carissimi,

il Natale, per sua intima natura, ci invita da

sempre alla contemplazione della realtà, allo

sguardo sulla vita di tutti i giorni, alla

profondità dei sentimenti, a percepire con

maggiore intensità la bellezza della

creazione, a ritrovare il gusto delle cose

semplici, a nutrire in un certo modo lo

stupore dei bambini. È una festa che

“commuove”, che ci muove verso qualcosa

al di là di noi, verso un mistero mai del tutto

svelato.

Quando viaggio, mi piace fermarmi e

guardare dall’alto i meravigliosi panorami

della diocesi che il Signore mi ha affidato.

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Ci sono delle zone dalle quali si può vedere

lo spettacolo della natura e anche le opere

che, nei secoli, l’uomo ha costruito per

rendere più vivibile e bello il nostro territorio.

E’ quello che dovrebbe fare il Vescovo:

l’etimologia della parola, episkopos, significa

proprio “colui che guarda dall’alto”. Quando

è buio, si vedono le luci che illuminano le

strade e l’interno delle case. Mi piace

immaginare le famiglie che si ritrovano dopo

una giornata di studio e di lavoro.

Quali sentimenti, quali emozioni si

condividono? Qual è l’atmosfera che si

respira in casa? Energia, delusione, felicità,

preoccupazione, condivisione, indifferenza?

Se i sentimenti si potessero vedere, la diocesi

si illuminerebbe di tanti colori.

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C’è la soddisfazione per un figlio che ha

superato un esame e si avvicina alla laurea.

Che bel traguardo avere un figlio laureato!

Ma questa gioia è accompagnata dalla

preoccupazione: troverà lavoro?

Ci sono le case in cui ciascuno trascorre la

serata scorrendo lo schermo del proprio

telefonino mentre il bimbo si è impossessato

del tablet, come fa sempre.

C’è la sposa che, invece di dormire, veglia

e guarda il marito immerso nel sonno,

chiedendosi se la ama ancora, visto che

ormai lo sente distante, preso ogni giorno di

più da se stesso e lontano da quelle attenzioni

che aveva per lei qualche tempo prima. Una

foto da sposi, con i volti raggianti, è sul comò,

a pochi passi da loro.

C’è la giovane coppia di sposi che ha iniziato

da pochi giorni la vita nuziale. Si divertono

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a preparare insieme la cena. Nel salone hanno

solo la tv e un vecchio divano. Vicino alla

parete ci sono gli scatoloni dei regali ricevuti:

li svuoteranno in futuro, quando avranno i

mobili. Ma il loro amore riempie tutto di

bellezza e di speranza.

C’è il marito che ha nascosto la lettera di

preavviso di licenziamento perché non ha il

coraggio di mostrarla. Prima ha taciuto per

non rovinare il fine settimana: ieri la figlia

compiva 15 anni, oggi il figlio più piccolo è

così felice... Forse domani dirà la verità e

sarà un brutto momento per tutti.

C’è un neonato che piange, come fanno tutti

i neonati. I genitori sono esausti, ma la gioia

di occuparsi di lui, condividendo veglie e

fatica, aiutandosi l’un l’altra, è una

soddisfazione profonda che ripaga ogni

difficoltà.

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Se la gioia e il dolore hanno sempre

accompagnato la vita familiare, dovrebbero

essere proprio gli affetti a rendere meno

pesanti le immancabili sofferenze e

preoccupazioni. La coppia nasce per

affrontare la vita insieme, scambiandosi

amore, sostenendosi nelle fatiche. Ma a volte

queste sono così pesanti che - anche in due,

anche con tanto amore - non si riescono a

sopportare.

Papa Francesco - proprio in questi tempi in

cui si dice che la famiglia è in crisi - ci parla

di amore familiare e di felicità. “Amoris

Laetitia” (la gioia dell’amore) è il titolo

dell’esortazione apostolica che ci ha donato,

dopo due lunghi lavori sinodali sulla famiglia.

Nel testo, il Papa non nega le difficoltà che

affronta oggi la famiglia, ma invita a guardare

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avanti con fiducia: «(…) Malgrado i numerosi

segni di crisi del matrimonio, il desiderio di

famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e

motiva la Chiesa. Come risposta a questa

aspirazione l’annuncio cristiano che riguarda

la famiglia è davvero una buona notizia.»

(Amoris Laetitia, 1)

Allora ci chiediamo: noi cristiani come

possiamo contribuire a rendere più belle le

relazioni familiari e più lieta la vita degli

sposi? Come questi possono continuare o

tornare a sperare nel futuro, a desiderare il

concepimento di nuove vite? Come svegliarsi

ogni mattina con il desiderio di riempire la

giornata con qualcosa di interessante da

costruire?

Il Natale si avvicina e tutti contempleremo

l’incarnazione del Signore. Incarnazione vuol

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dire che Dio ha condiviso ciò che siamo e

ciò che viviamo. Sensazioni, sentimenti,

bisogni, tutto è bello perché Dio lo ha vissuto.

La vita familiare è fatta di concretezza: tre

pasti da preparare ogni giorno, letti da rifare,

regali da scartare, pannolini da cambiare,

feste di compleanno, vaccinazioni, cambi di

stagione, film da vedere insieme, incontri

con i docenti, assicurazione della macchina.

È necessario e bello che la famiglia si dedichi

alla cura di se stessa. E’ il compito principale

di tutti e due gli sposi. Viene prima di ogni

altra cosa e non può essere sostituito da altre

attività pur significative, come il volontariato

o l’apostolato in parrocchia. Avere cura della

propria sposa o del proprio sposo, avere a

cuore i sogni dell’altro, ricordare quanto si

è promesso, è un percorso da vivere insieme.

L’espressione “Sono stanco/a di essere solo/a

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nel tirare la carretta” indica un modo di

vivere la famiglia generoso ma sbagliato: si

deve portare il peso in due. Ogni coppia deve

evitare che gli anni passino senza impegnarsi

nell’ascolto e nella comprensione dell’altro.

E’ compito della Chiesa spiegare bene cos’è

il matrimonio, cosa implica, come cambierà

la vita una volta sposati. Dobbiamo essere

sempre più preparati e aggiornati su questo

tema, perché capire bene il matrimonio è

importante per la sua riuscita, per la felicità.

Non c’è una ricetta unica per tenere unite le

coppie. Ci sono consigli, iniziative utili,

percorsi efficaci di accompagnamento, che

anche in diocesi sono attivi, ma la prima

risorsa è la Grazia del sacramento. Nessuna

coppia sposata nel Signore può dire, nelle

difficoltà di relazione o nelle questioni

educative: “Dio mio, Dio mio perché mi hai

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abbandonato!” (Mc 15,34)

Ogni coppia nasce in un modo diverso. È

dolce ricordare come ci si è conosciuti e

innamorati. Ma quella che può sembrare una

scelta umana è un disegno di Dio. Ogni

coppia è un’idea, un progetto del Creatore

per la felicità dei partner. Dio ha voluto le

coppie e Dio le conduce per mano

custodendole per sempre. Sono convinto che

«chi vive intensamente la gioia di sposarsi

non pensa a qualcosa di passeggero», perché

«nella stessa natura dell’amore coniugale vi

è l’apertura al definitivo.» (AL, 123)

Gesù conosceva le difficoltà della coppia.

Sapeva che può essere difficile rimanere

fedeli ad una persona per tutta la vita. A

motivo di questo, la legge di Mosè prevedeva

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il ripudio, il divorzio, che poteva decidere

solo il marito. Gesù ristabilisce

l’indissolubilità del matrimonio, ma non

abbandona la coppia: la fortifica con la sua

Grazia, quella Grazia che viene donata ogni

volta che si celebra questo sacramento. In

ogni celebrazione del matrimonio c’è tanto

da guardare: location, vestiti, fiori. Tuttavia,

la vera potenza del matrimonio è il fiume di

Grazia che avvolge gli sposi e li accompagna

per tutta la vita. La Grazia è l’amore di Gesù

che fortifica quello degli sposi. «Molti - scrive

il Papa - stimano la forza della grazia che

sperimentano nella Riconciliazione

sacramentale e nell’Eucaristia, che permette

loro di sostenere le sfide del matrimonio e

della famiglia.» (AL, 38)

Cari sposi cristiani, siete forti! Avete la forza

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per vivere sempre insieme, per educare bene

i vostri figli, per essere felici e rendere felice

chi vi sta accanto. Siete un tutt’uno con la

Chiesa, che si fa vostra appassionata

compagna di viaggio.

A volte anche noi credenti - afferma Papa

Francesco - “abbiamo presentato un ideale

teologico del matrimonio troppo astratto,

quasi artificiosamente costruito, lontano

dalla situazione concreta e dalle effettive

possibilità delle famiglie così come sono.

Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto

quando non abbiamo risvegliato la fiducia

nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio

sia più desiderabile e attraente, ma tutto il

contrario.” (AL, 36)

La perfezione non esiste, siamo tutti in

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cammino, fragili, con una dose di egoismo

e di incapacità, di buona volontà e impegno.

Sappiamo che non esistono le famiglie

perfette proposte dalla pubblicità; chi si

crede perfetto, in qualunque condizione sia

- sposato, consacrato, vescovo - tende a

giudicare con durezza la fragilità e il percorso

di vita altrui. Fare così è davvero sbagliato!

Tante coppie della nostra diocesi vivono

insieme, si amano profondamente, alcune

hanno anche messo al mondo dei figli, ma

non sono sposate. Quando due persone si

amano è bello, perché ogni atto d’amore vero

ci fa sentire Dio più vicino. Io invito queste

coppie a venire in Chiesa, ad incontrare i

sacerdoti, a mostrarci la bellezza del loro

amore e, chissà, un giorno, come molti stanno

già facendo, a ricevere il sacramento del

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matrimonio. Il Papa invita i credenti a

guardare le coppie che si trovano in

“situazione imperfetta” davanti al Magistero

della Chiesa, così come le guarderebbe Gesù.

“Sappiano i pastori che, per amore della

verità, sono obbligati a ben discernere le

situazioni.” (AL, 79)

C’è sempre una strada da percorrere per

salvare ogni matrimonio. Si può ricucire il

tessuto strappato, si può aggiustare ciò che

si è rotto; ci sono specialisti che lo sanno

fare bene, ma è compito di tutti noi favorire

le unioni, portare unità, invitare al perdono,

incoraggiare al sostegno. Lo chiedo

soprattutto a chi ha alle spalle un’unione

solida e a chi ha nel cuore un desiderio di

amore e unità. Quanti nonni possono lavorare

per l’unità delle giovani coppie e non - invece

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- collaborare alla loro distruzione! Non

lasciamo morire le nostre famiglie!

Ogni anno nei giorni di festa di Natale

pensiamo - e facciamo bene a farlo - a come

addobbare gli ambienti e a cosa mettere da

mangiare sulla tavola. Fermiamoci a pensare:

cosa possiamo fare per rendere più unite le

nostre famiglie? Come possiamo aiutarle,

anche concretamente, a seconda delle nostre

piccole o grandi possibilità? Proviamo a fare

una lista scritta di piccole belle azioni: sarà

un “menù” di felicità da diffondere, in cui

più “portate” ci saranno, più bella sarà la

festa.

«L’indebolimento della fede e della pratica

religiosa in alcune società ha effetti sulle

famiglie e le lascia più sole con le loro

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difficoltà. (…) Una delle più grandi povertà

della cultura attuale è la solitudine, frutto

dell’assenza di Dio nella vita delle persone

e della fragilità delle relazioni. C’è anche

una sensazione generale di impotenza nei

confronti della realtà socio-economica che

spesso finisce per schiacciare le famiglie. […]

Spesso le famiglie si sentono abbandonate

per il disinteresse e la poca attenzione da

parte delle istituzioni.» (AL, 43)

Cari amici, è appena terminato il Giubileo

della Misericordia. Continuiamo tutti a vivere

la carità di cui abbiamo tanto parlato e che

abbiamo cercato di attuare! Manteniamo e

incrementiamo l’attenzione e l’aiuto concreto

verso l’altro. Il Signore ammira chi dà, anche

se è poco ma è tutto ciò che ha. Aiutiamo le

famiglie, gli sposi, chi si occupa di un

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familiare disabile, ammalato, molto anziano,

chi educa i figli in questa società difficile,

chi lotta per avere da mangiare. Tutti

possiamo e dobbiamo fare la nostra parte,

magari con poche risorse ma con tanta

umanità.

All’inizio della lettera parlavo dello sguardo

del vostro Vescovo. Ora vorrei che sentiate

su di voi ciò che conta davvero: lo sguardo

di Gesù. Egli vi guarda con amore, vede nella

vostra casa, ama la vostra gioia, ama ciò che

siete e ha nelle sue mani la vita di tutti,

soprattutto quella di chi è più fragile. Seguite

i pastori verso la grotta della Natività, cercate

Dio e troverete la vita. Cercate Dio e troverete

la felicità!

Buon Natale di cuore a tutti.

Salerno, 25 Novembre 2016

+ Luigi Moretti

Arcivescovo