Numero 1

Giornalino parrocchiale a cura del gruppo giovanissimi di Azione Cattolica - n.1 dell' 8/12/19

“QUI DENTRO NON ABBIAMO NEANCHE LA LIBERTÀ DI SOGNARE”

Noi giovanissimi, domenica 17 novembre, ci siamo recati presso la casa circondariale di Eboli e abbiamo incontrato 8 persone detenute all’interno della struttura. Hanno raccontato la loro vita e dopo l’entrata in carcere e si sono confidati con noi esternando le loro emozioni. Le loro storie (che trovate nell’articolo seguente) ci hanno fatto riflettere sull’importanza della libertà e quanto le scelte quotidiane possano condizionare la realizzazione dei nostri sogni. Tutti loro avevano un sogno, ma troppo tardi si sono resi conto di aver intrapreso la strada sbagliata. All’entrata della struttura il signor Giovanni, ex responsabile del carcere ora in pensione, ci ha chiesto quale fosse il nostro sogno: qualcuno voleva fare il medico o psicologo o l’ingegnere informatico ma non tutti avevano le idee chiare. Incontrando le persone carcerati abbiamo potuto porre loro la stessa domanda e ci hanno risposto che anche loro avevano tanti desideri ma lo spaccio e i furti si sono posti tra i loro sogni e la libertà di realizzarli. Abbiamo incontrato persone di Napoli, di Salerno e anche del nostro territorio parrocchiale. Parlando con noi ci hanno dato molti consigli su come far si che i nostri sogni possano realizzarsi e abbiamo capito che siamo noi gli artefici del nostro destino.

Elisabetta, Paola, Matteo, Simone


LE STORIE CHE CI HANNO COLPITO …

Abbiamo incontrato 8 detenuti che ci hanno raccontato la loro storia. Alcune storie ci hanno emozionato e altre ci hanno divertito. Alcuni nomi delle persone di cui racconteremo la storia sono inventati ed ispirati a un pezzo del loro racconto. 

GIANRICO è un uomo sulla quarantina con il codino e gli occhiali. Ci ha raccontato che è arrivato al quarto anno di ragioneria e non ha completato gli studi. Il suo sogno era quello giocare a calcio. Quello che più ci ha colpito è che da ragazzo ha giocato con Borriello e che era così bravo a giocare a calcio che doveva andare a giocare nel Parma.

NARUTO ci ha raccontato che durante una visita con la famiglia, il figlio gli ha chiesto un fratellino. Lui ha avuto difficoltà a rispondere non potendolo accontentare ma gli ha comunque promesso di fargli avere un fratellino per Natale. Durante il percorso che ha fatto in questa struttura ha portato avanti i suoi studi fino a ottenere terza media. Ogni mercoledì ha la possibilità di uscire per andare a lavorare e ci ha detto che ogni volta che esce si emoziona molto ed è attento a tutti i particolari intorno a lui. Ogni sera guarda i cartoni per recuperare il tempo perso.

GENNARO era il più grande del gruppo e ci è sembrato il più triste. È la persona che ha parlato di più delle sue esperienze. Ha un sogno: cancellare tutto il suo passato. Era triste perché non poteva andare al diciottesimo compleanno del figlio a Marzo.

CIRO abitava nel centro storico di Salerno. È stato nel carcere di Poggioreale, qui la vita è più dura rispetto alla casa circondariale di Eboli e provenire da Salerno non lo ha affatto aiutato, infatti quando è stato arrestato la prima volta lo hanno picchiato più volte.

TOTO’: a 12 anni ha iniziato a lavorare invece di andare a scuola per mantenere la famiglia. Ha detto che è entrato in competizione con i suoi coetanei, perché voleva vestirsi come loro per mettersi in mostra. Non potendosi permettere questo stile di vita, ha iniziato a delinquere

SIMONE: ci è sembrato il più riflessivo. Ci ha raccontato che da ragazzino, anche se in famiglia la situazione economica non era delle migliori, ha sempre voluto soddisfare i suoi desideri. Ci ha detto che dai 13 ai 20 anni non si pensa a cosa si vuole fare nella propria vita. Ha iniziato a quell’ età con gli stupefacenti e iniziò a fare cose che non avrebbe mai fatto per riuscire a vestirsi come i suoi coetanei e recuperare i soldi necessari per la droga. In carcere si è pentito e tutt’ora cerca di fare quello che non ha potuto fare durante gli anni di reclusione.

 Alessandra, Giulia, Giorgia, Francesco, Alessandro


IL GLOSSARIO DI QUESTA ESPERIENZA 

RIFLETTERE: pensare con attenzione a quello a cui si va incontro prima di agire;
CONSAPEVOLEZZA: essere lucidi per comprendere cosa è sbagliato e non va fatto;

CORAGGIO: di saper raccontare davanti agli altri i proprio sbagli;

LIBERTA’: dover abbandonare anche le cose più semplici; 

LIMITAZIONE : bloccati, fermati al passato; 

AMARE: volersi bene e sapersi voluti bene; 

SOGNO: la speranza di mettere in atto ciò che si porta dentro; 

RICOMINCIARE: iniziare di nuovo una nuova vita, facendo vedere la propria volontà di cambiare;

PERDERE: la dignità di essere uomo

INFANZIA: recuperare il tempo perduto 

PREGIUDIZI: ascoltare il parere, l’idea, la sensazione degli altri riguardo chi sbaglia 

GIUDICARE: si è veloci a farlo e lenti ad ammettere l’errore 

IGNORANZA: non si sa a cosa si va incontro 

PAURA: di non essere “abbastanza” sentendosi migliori ma non avendo personalità 

EMOZIONI: tristezza, compassione, felicità, amarezza, ansia, paura (aggiunge il Don à fede, speranza e carità) 

TEMPO: sprecato, che non ritornerà più ma che viene vissuto come un inferno, un macigno da dover affrontare e scontare giorno dopo giorno.

Valerio, Daniele, Davide, Renato, Antonio


Questa esperienza al carcere ci ha colpiti ed emozionati, speriamo di essere riusciti a condividere con voi almeno un pezzettino di quello che abbiamo vissuto.

 BUONA DOMENICA!!!

LA REDAZIONE