Giornata missionaria mondiale 2020

  Giornata missionaria mondiale 2020

 

 ECCOMI, MANDA ME!

 Tessitori di fraternità

 

 VEGLIA MISSIONARIA


 

PREPARAZIONE

Materiali necessari:

- un filo di 10 cm (cotone o altro materiale) per ogni partecipante

- teli dei 5 colori dei continenti, con cui addobbare l’altare, possibilmente in maniera da ricordare le vele di una nave

 

Lettori:

-         Due lettori “guida” (G1 e G2)

-         Due lettori per le testimonianze

-         Un lettore per i testi riguardanti il profeta Giona (sia quelli della Scrittura che quelli in “prima persona”)

-         Un lettore per i testi riguardanti l’apostolo Paolo (sia quelli della Scrittura che quelli in “prima persona”)

 

Gruppi da salutare: AMI-ACR-MINISTRANTI- MINISTRI- SAN PAOLO- VINCENZIANI- PASTORI- CONFRATERNITA SANT’ANNA- GRUPPO LETTORI- CORO

 

G1. Viene consegnato a ciascun partecipante un filo, segno del nostro impegno a essere missionari “tessitori di fraternità”. Durante la veglia, al termine di ciascuno dei tre momenti proposti, ognuno potrà fare, a questo filo, un nodo: ogni nodo rappresenterà la nostra volontà di accorciare le distanze che ci separano dagli altri e creare tutti insieme la trama del Regno di Dio nel mondo.

 

INIZIO DELLA VEGLIA                                                       

CANTO: SONO QUI A LODARTI

Luce del mondo nel buio del cuore

Vieni ed illuminami
Tu mia sola speranza di vita
Resta per sempre con me

Sono qui a lodarti, qui per adorarti

Qui per dirtii che Tu sei il mio Dio
E solo Tu sei Santo, sei meraviglioso
Degno e glorioso sei per me

Re della storia e Re della gloria

Sei sceso in terra fra noi
Con umiltà il Tuo trono hai lasciato
Per dimostrarci il Tuo amor

Sono qui a lodarti, qui per adorarti

Qui per dirtii che Tu sei il mio Dio
E solo Tu sei Santo, sei meraviglioso
Degno e glorioso sei per me

Io mai saprò quanto Ti costò

Lì sulla croce morir per me
Io mai saprò quanto Ti costò
Lì sulla croce morir per me
Io mai saprò quanto Ti costò
Lì sulla croce morir per me
Io mai saprò quanto Ti costò
Lì sulla croce morir per me

Sono qui a lodarti, qui per adorarti

Qui per dirtii che Tu sei il mio Dio
E solo Tu sei Santo, sei meraviglioso
Degno e glorioso sei per me
Sono qui a lodarti, qui per adorarti

Qui per dirtii che Tu sei il mio Dio
E solo Tu sei Santo, sei meraviglioso
Degno e glorioso sei per me
Sono qui a lodarti, qui per adorarti

Qui per dirtii che Tu sei il mio Dio
E solo Tu sei Santo, sei meraviglioso
Degno e glorioso sei per me

 

Celebrante. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti. Amen!

 

C. Dio Padre, che hai creato con bontà ogni cosa e hai plasmato l’uomo e la donna a tua immagine e somiglianza, guarda con amore l’opera delle tue mani in questo momento di sofferenza e smarrimento. Diciamo insieme:

T. Benedetto sei Tu Padre!

 

C. Gesù Cristo, che ti sei fatto uomo e hai condiviso in tutto la nostra umanità, soccorrici nella tempesta che sta travolgendo il mondo intero, e trasforma le paure che ci paralizzano in autentici cammini di fraternità. Diciamo insieme:

T. Benedetto sei Tu Gesù Cristo!

 

C. Spirito Santo, che sei il protagonista della Missione e continui a tessere insieme la storia   umana con quella divina, rendici testimoni nel mondo della vita sovrabbondante del Vangelo. Diciamo insieme:

T. Benedetto sei Tu Spirito Santo!



INTRODUZIONE

 

G2. Dal messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale 2020

“In questo anno, segnato dalle sofferenze e dalle sfide procurate dalla pandemia da Covid 19, il cammino missionario di tutta la Chiesa prosegue alla luce della parola che troviamo nel racconto della vocazione del profeta Isaia: «Eccomi, manda me» (Is 6,8). È la risposta sempre nuova alla domanda del Signore: «Chi manderò?» (ibid.). Questa chiamata proviene dal cuore di Dio, dalla sua misericordia che interpella sia la Chiesa sia l’umanità nell’attuale crisi mondiale.

«Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: “Siamo perduti” (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme» (Meditazione in Piazza San Pietro, 27 marzo 2020).

 

G1.       Ci mettiamo ora in ascolto di due personaggi biblici: Giona e Paolo. Entrambi hanno vissuto l'esperienza della tempesta, anche se in due modi tra loro diversi.

Dopo avere accolto la Parola di Dio, proveremo a dare voce ai loro pensieri, in un dialogo immaginario che vuole coinvolgere la nostra vita.

Ci accompagnerà anche la testimonianza missionaria di chi, oggi, sta cercando di essere, a sua volta, tessitore di fraternità.


Dal libro di Giona (PARIS) (Gio 1,1-3)

Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore: «Alzati, và a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me». Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s'imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.

 

Dagli Atti degli Apostoli (Atti 27,1-2)

Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio, della coorte Augusta. Salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macèdone di Tessalònica.

 

Giona 

Ma perché proprio a me?

Subito, appena il Signore mi chiamò, mi invase un grande sconforto! Il Signore mi chiedeva di andare a Ninive, la città nemica, e annunciare conversione e perdono a chi in passato aveva fatto così tanto male al mio popolo. E io lo sapevo che, se si fossero convertiti, li avrebbe veramente perdonati: Lui, il “Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e di grande amore”.

Non ce l’ho fatta… ho rifiutato l’incarico. Sono scappato da tutti: dal Signore, dalla mia gente, lontano da Ninive a cui ero inviato, e anche da me stesso: fino al punto di essere disposto a pagare pur di scappare lontano.

 

Paolo 

Dal giorno della conversione, mi sono sempre affidato al Signore Gesù. Croce, dolore e fatica sono diventati il luogo dove ho fatto esperienza dell’amore di Dio. Non ho mai rinunciato a consegnare la Parola, ad annunciare il Vangelo, anche quando le sue esigenze erano severe, a costo di non essere compreso e arrivare a dover mettere in gioco la vita. Ed ora eccomi qui, consegnato, come Gesù, nelle mani di soldati romani... per l’ultimo viaggio.

 

TESTIMONIANZA MISSIONARIA  

Albina Poshapir è assistente caposala al Nair Hospital, la più grande struttura Covid-19 della città di Mumbai (India), con più di 600 infermiere sotto la sua responsabilità.

 

“Inizialmente, quando i pazienti positivi al Covid hanno cominciato ad arrivare all'ospedale, tutti noi operatori sanitari eravamo molto spaventati. Avevamo paura di non riuscire a gestire la situazione, del distanziamento sociale e dei rischi del contagio. Tuttavia, con ferma fede e preghiere alla Madonna, ho iniziato a incoraggiare le nostre infermiere, dicendo loro di indossare i mezzi di protezione, di tenere le distanze e di usare i disinfettanti.

Gran parte di loro non è cristiano, quindi quello che posso fare è consigliare loro di non scoraggiarsi e rimanere fiduciosi.

Ogni mattina intorno alle 6 prego Gesù e, alla sera, dopo le ore di servizio, partecipo alle messe on-line. Prego quotidianamente anche il Rosario. La mia fede in Gesù mi ha rafforzato. Il Covid è come una guerra. I pazienti soffrono, gli anziani soffrono. Come infermiere siamo chiamate ad alleviare le sofferenze dei malati, a servirli gentilmente. I pazienti anziani non sanno nemmeno come usare un telefono cellulare e, poiché sono positivi, anche i loro familiari sono in quarantena. Nessuno viene a trovarli. Allora li consoliamo e diciamo loro di non preoccuparsi. Prendiamo i



loro supporto emotivo e psicologico.

Quando papa Francesco ha chiamato gli infermieri ‘i santi della porta accanto’, mi sono sentita così felice, ero piena di gioia. Purtroppo durante questo periodo è possibile che l'infezione possa diffondersi anche attraverso noi personale sanitario, e per questo a molte persone non piace entrare in relazione con noi. Molte infermiere non trovano alloggio e vengono spesso molestate. Questo mi ricorda come Gesù fu respinto anche se aveva fatto del bene. Le persone ci odiano e tuttavia continuiamo a prenderci cura dei pazienti. Così, quando il Papa ha detto che siamo i ‘santi della porta accanto’, ho sentito che comprendeva il nostro cuore. Ho condiviso con molte delle mie infermiere le grandi parole del Papa, e anche loro si sono sentite molto incoraggiate.” (fonte Asianews.it)

 

Tempo per il silenzio e la riflessione personale

G2.     Come ha chiamato Giona e Paolo, così il Signore chiama ciascuno di noi.

Come sto rispondendo a questa chiamata? Cercando pretesti per salvare il mio quieto vivere o rischiando di mettermi in gioco?

 

Al termine del tempo di silenzio viene compiuto il gesto del “nodo” e contemporaneamente cantato un canto.

G1.     noi possiamo fare il primo nodo al nostro filo.

 

CANTO: VOCAZIONE

1. Era un giorno come tanti altri e quel giorno lui passò Era un uomo come tanti altri e passando mi chiamò come lo sapesse che il mio nome era proprio quello come mai vedesse proprio me nella sua vita non lo so era un giorno come tanti altri e quel giorno mi chiamò.

Rit. Tu Dio che conosci il nome mio fa che ascoltando la tua voce

io ricordi dove porta la mia strada nella vita all’incontro con te.

2. Era l’alba triste e senza vita e qualcuno mi chiamò era un uomo come tanti altri, ma la voce quella no

Quante volte un uomo con il nome giusto mi ha chiamato una volta sola l’ho sentito pronunciare con amore

Era un uomo come nessun altro e quel giorno mi chiamò.

 

Dal libro di Giona  (Gio 1,4.7-8)

Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. Quindi dissero fra di loro: «Venite, gettiamo le sorti per sapere per colpa di chi ci è capitata questa sciagura». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono:

«Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?».

 

Dagli Atti degli Apostoli  (Atti 27,13-15.21-22)

Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall'isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva.

Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave.

 

Giona 

E io che pensavo di poter scappare dalla fatica che il Signore mi chiedeva! Invece, ora, eccomi qui, perso nella tempesta. Nelle tempeste della vita diventa naturale spaventarsi, arrabbiarsi e cercare i colpevoli... Chissà quante volte ho cercato fuori di me il colpevole delle mie fatiche, nell’illusione di una vita e di una missione “facile”, che non conoscesse dolore. Sono i miei compagni di viaggio a mettermi di fronte a me stesso e al mio Dio: chi sono io? Da dove vengo? In quale Dio credo?

 

Paolo 

Ci si finisce tutti, prima o poi, in una “tempesta”, insieme a compagni di viaggio che non ci siamo scelti, accomunati però dagli stessi drammi della vita, come è capitato a me. Vi potrà sembrare assurdo ma è stato proprio qui, dove meno me lo aspettavo, su una nave in balia della tempesta, che ho fatto autentica esperienza di fraternità. È nel dolore condiviso, nel prenderci cura gli uni degli altri, che ci salviamo. Ho capito infatti che non ci si salva mai senza l’altro.

 

TESTIMONIANZA MISSIONARIA 

Andrea e Chiara Guerra, con la piccola Matilde, sono una famiglia dell’Associazione Laici Pime (ALP) che dal 2019 vive nella periferia di San Paolo in Brasile.

 “Nessuno si aspettava che l’arrivo di un virus sconvolgesse a tal punto la nostra quotidianità. Nessuno era pronto per questa pandemia, ma forse noi e il Brasile lo eravamo un po’ meno. Quanto al Brasile, le cose sono note anche in Italia. Quanto a noi, il coronavirus ha congelato tutti quegli sforzi che stavamo facendo per stare il più possibile in mezzo alla gente. L’isolamento, la quarantena, sembrano l’esatto opposto di quel ‘fare missione’, o meglio, ‘essere missionari’. Provare a parlare con la vita più che con le parole. Beh, inutile dire che lo stiamo facendo decisamente meno.

In questa tempesta però abbiamo conosciuto esempi di pazienza e tenacia che fanno bene al cuore. A quello dei brasiliani ma anche al nostro. Padre Bosco è un missionario indiano del Pime. Vive a pochi minuti da casa nostra. Siamo nella periferia Sud dell’immensa San Paolo. Bosco vive in favela: la sua parrocchia, la sua casa, la sua vita, si trovano in un contesto che era già difficile prima della pandemia, e che il Covid ha inasprito. Alla crisi sanitaria si aggiunge quella socioeconomica.



Già prima, in molte favelas di San Paolo si moriva di fame; ora ancora di più. Questo maledetto virus non ammazza solo quando entra nei polmoni. ‘Padre, ti vogliamo bene perché tu sei rimasto qui con noi. Non sei andato via. Avresti potuto, ma non l’hai fatto’. Parole semplici ma commuoventi. Le ha dette una parrocchiana a Bosco che, in piena pandemia, è rimasto in favela nonostante le mille difficoltà. È rimasto in mezzo ai suoi, con i suoi. Noi lo abbiamo aiutato a scrivere alcuni progetti, a cercare fondi e distribuire ceste basiche. E abbiamo toccato con mano l’amore che i suoi hanno per lui, per la sua semplicità.

Non è nei momenti difficili che si devono porre questioni di principio o che si devono sollevare domande di senso o che si devono prendere decisioni azzardate. Durante la tempesta bisogna solo guidare la barca fuori dalle intemperie, durante una turbolenza bisogna solo accompagnare l’aereo fuori dalle nubi. Navighiamo un po’ a vista e non senza difficoltà, ma persone come Bosco ci danno un pizzico di serenità nel cuore. Anche in mezzo a questa tempesta, proviamo a ripetere ogni giorno ‘Eccomi, Signore, manda me’, rimettendoci in cammino, pronti a scoprire cosa Dio sta dicendo (a noi e alle persone che incontriamo) in questi tempi di pandemia, una sfida anche per la Chiesa, per le missioni e per la nostra missione”.

 

Tempo per il silenzio e la riflessione personale

G2.     Nella tempesta Paolo e suoi compagni, a differenza di Giona, si sostengono a vicenda.

Come sto vivendo le mie fatiche del momento presente? Lamentandomi e accusando gli altri, o riconoscendo il bene e cercando di prendermi cura di chi è sulla mia stessa barca?

 

Al termine del tempo di silenzio viene compiuto il gesto del “nodo” e contemporaneamente cantato un canto.

G1.     noi possiamo fare il secondo nodo al nostro filo.

 

CANTO: IO TI SEGUIRÒ

Mostrami la via per seguire Te,

apri i miei occhi Gesù,
donami la forza per camminare
sulla via che hai tracciato per me.
La tua croce, o Dio, amerò
e con Te nel mondo la porterò,
o Signore mia vera libertà,
se con me sarai io ti seguirò.
Mostrami la via per raggiungere TE
Venga il tuo Spirito il me,
domani la grazie per rimanere
sulla via che mi porta a Te.
La tua croce, o Dio, amerò
e con Te nel mondo la porterò,
o Signore mia vera libertà,
se con me sarai io ti seguirò.
Ti seguirò, ti seguirò, ti seguirò.
La tua croce, o Dio, amerò
e con Te nel mondo la porterò,
o Signore mia vera libertà,
se con me sarai io ti seguirò.

Ti seguirò,
ti seguirò, ti seguirò, ti seguirò...

 



3° MOMENTO: LA SALVEZZA                                                        

 

Dal libro di Giona (Gio 1,11-12.15)

Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia». Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia.

 

Dagli Atti degli Apostoli   (Atti 27,33-36.41-44)

Fino allo spuntare del giorno Paolo esortava tutti a prendere cibo dicendo: «Oggi è il quattordicesimo giorno che passate digiuni nell'attesa, senza mangiare nulla. Vi invito perciò a prendere cibo: è necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto». Detto questo, prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. Tutti si fecero coraggio e anch'essi presero cibo.

Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde. I soldati presero la decisione di uccidere i prigionieri, per evitare che qualcuno fuggisse a nuoto; ma il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo proposito. Diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra; poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

 

Giona 

Stavo fuggendo da Dio, non mi importava della salvezza dei niniviti. Ma ora tutto era perduto: la nave, la mia vita e quella dei miei compagni di viaggio. Avrei voluto ancora una volta salvare me stesso, ma dal momento che la causa di tutto questo ero io, ho deciso di sacrificare me stesso per salvare almeno gli altri. Ho chiesto di essere buttato in mare, ignorando che la misericordia di Dio mi avrebbe raggiunto proprio lì.

 

Paolo 

Nel culmine della tempesta ho “spezzato il pane”, rendendo grazie a Dio davanti a tutti, come fece Gesù in quell’ultima sera... Abbiamo ripreso coraggio, in modo particolare il Centurione, che è riuscito a salvarci tutti: marinai, soldati e anche noi prigionieri. In questo modo ho potuto continuare il mio viaggio verso Roma, portando a compimento la missione che il Signore mi aveva affidato: annunciare il Vangelo fino agli estremi confini della terra.

 

OMELIA DEL CELEBRANTE E TERZO VIDEO

 

Tempo per il silenzio e la riflessione personale

G2.       Il sacrificio di Giona salva la vita a tutto l’equipaggio della nave, così come la “frazione del pane” di Paolo, infonde coraggio e muove tutti a lottare per la salvezza di ognuno.

E tu, come stai cercando la salvezza? Da solo o con (e per) gli altri?

 

Al termine del tempo di silenzio viene compiuto il gesto del “nodo” e contemporaneamente cantato un canto.

G1.     noi possiamo fare il terzo nodo al nostro filo.


 

CANTO: VIENI E SEGUIMI

Lascia che il mondo vada per la sua strada, lascia che l’uomo ritorni alla sua casa, lascia che la gente accumuli la sua fortuna.

Ma tu, tu, vieni e seguimi. Tu, vieni e seguimi! Lascia che la barca in mare spieghi la vela, lascia che trovi affetto chi segue il cuore,

lascia che dall’albero cadano i frutti maturi. Ma tu, tu, vieni e seguimi. Tu, vieni e seguimi!

 

E sarai, luce per gli uomini e sarai sale della terra

e nel mondo deserto

aprirai una strada nuova. (2v)

E per questa strada va, va e non voltarti indietro mai.

 

 



MANDATO MISSIONARIO                                                          

 

 

MANDATO MISSIONARIO A TUTTI I PARTECIPANTI

 

G2. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale Missionaria di quest’anno il Papa rinnova la chiamata di Dio ad essere strumenti del suo amore nel mondo:

“La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a sé stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga.

In questo contesto, la domanda che Dio pone: «Chi manderò?», ci viene nuovamente rivolta e attende da noi una risposta generosa e convinta: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Dio continua a cercare chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male (cfr Mt 9,35-38; Lc 10,1-12)”.

 

G1.       Rispondiamo ora con generosità a questa chiamata, perché nel mondo intero possa risuonare anche attraverso di noi la buona notizia del suo Vangelo:

 

C.         Chi manderò nei luoghi dove dilagano malattia e sofferenza; dove paura e isolamento opprimono tanti nostri fratelli e sorelle?

T.         Eccomi manda me!



 

C. Chi manderò a chi sta morendo nella solitudine, agli anziani abbandonati a se stessi, alle famiglie lacerate nelle relazioni, a chi ha perso il lavoro e la dignità, ai giovani smarriti davanti al loro futuro?

T. Eccomi manda me!

 

C.     Chi manderò fino ai confini della terra, a coloro che ancora non conoscono il Vangelo,     come tessitore di fraternità e annunciatore del mio amore che libera dal peccato e dalla morte?

T. Eccomi manda me!

 

C.     Dio Padre che vi chiama ad essere luce nel mondo e sale della terra, vi sostenga con la     forza del suo Spirito perché questa vostra risposta, pronta e generosa, sia confermata ogni giorno da una fede altrettanto forte e operosa, e il mondo creda nel Figlio suo, Gesù Cristo nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna nei secoli dei secoli.

T. Amen!



CONCLUSIONE                                                                  

 

 

C. In comunione con tutte le sorelle e i fratelli cristiani nel mondo, diciamo insieme la preghiera che Gesù ci ha consegnato: Padre Nostro

 

C. Signore Padre Santo benedici e proteggi noi, tuoi figli, che abbiamo partecipato a questa veglia. Il tuo volto brilli sempre più sul nostro volto e ci doni la tua pace, perché come discepoli missionari del tuo Figlio sappiamo essere sempre e ovunque tessitori di quella fraternità che nasce dal Vangelo. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

 

C. Il Signore sia con voi.

T. E con il tuo spirito.

 

C. Vi benedica Dio Padre onnipotente: Padre e Figlio e Spirito Santo.

T. Amen.

 

C. Annunciate a tutti le meraviglie del Signore. Andate in pace.

T. Rendiamo grazie a Dio.

 

 

CANTO FINALE: ANDATE PER LE STRADE

Rit.: Andate per le strade di tutto il mondo chiamate i miei amici per far festa c’è un posto per ciascuno alla mia mensa.

 

1. Nel vostro cammino annunciate il Vangelo dicendo: “E’ vicino il Regno dei Cieli”

Guarite i malati, mondate i lebbrosi

rendete la vita a chi l ’ha perduta. Rit.

 

2. Vi è stato donato con amore gratuito ugualmente donate con gioia e per amore Con voi non prendete né oro né argento perché l ’operaio ha di ritto al suo cibo. Rit.

 

3. Entrando in una casa donatele la pace se c’è chi vi rifiuta e non accoglie il dono la pace torni a voi e uscite dalla casa scuotendo la polvere dai vostri calzari. Rit

 

VEDERE VELE CON PASTORI

MARIA FILI

MERCOLEDI’ 14 RIUNIONE

GUIDE DA PROVARE SOPRA

MICROFONO PORTATILE

MOVIMENTI DEI LETTORI

PERSONE CHE FANNO DA STUART