Schema Pastorale

 Al fine di condividere mete concrete di conversione pastorale e di portarle avanti insieme, possiamo riprendere e migliorare lo stile laboratoriale missionario che ora dovrà essere maggiormente libero da sovrastrutture e artifici eccessivamente tecnici, mostrando il suo vero volto di condivisione della sorte del nostro popolo, facendoci vicini sempre di più a tutti, come abbiamo sperimentato durante il tempo di privazione e di creatività della pandemia.

Puoi impostare questa scheda secondo le possibilità, opportunità e le modalità che preferisci, l’importante è coinvolgere gli operatori pastorali e aiutarci a conoscere soprattutto quei germi di luce e speranza che sono emersi anche in questo periodo buio: ci serviranno per tracciare un rinnovato cammino pastorale, formativo, spirituale per tutta la nostra Chiesa che ci auguriamo possa essere vissuto in quello stile sinodale che è l’anima della missione della Chiesa.

  

Deserto

            “Pensavamo di essere sani in un mondo malato”: l’amara ma vera denuncia di papa Francesco ci permette di guardare a quello che viene chiamata “normalità”, e da tanti invocata con nostalgia, con occhi critici e profetici allo stesso tempo.

·       Abbiamo vissuto la “morte di Dio” e del cristianesimo oppure il definito tramonto di un certo tipo di cristianesimo ancora schiacciato sul clericalismo, sulla difesa di spazi, il calcolo quantitativo e l’attivismo?

·       L’uomo ha invocato guarigione invece che salvezza. La scienza ha mostrato tutta la sua forza non solo su un piano medico-scientifico, ma proponendosi come unico rimedio alle paure dell’uomo.

·       La questione della casa comune che è il creato è tornata prepotentemente in auge: l’uomo ha scoperto, seppure da un’angolatura negativa, l’interdipendenza, il nesso di causa-effetto che lega ogni parte della terra, la fragilità degli equilibri naturali sconvolti da una “normalità” che ha visto lo sfruttamento e l’uso manipolatorio del creato.

·       Restrizioni, limitazioni, chiusure, ricorso all’autoritarismo… Quale politica, quale democrazia, quale Europa dopo l’emergenza sanitaria? L’Occidente ha mostrato tutta la sua fragilità sia nelle istituzioni sia nel tessuto sociale: vecchi squilibri e nuove povertà si affacciano all’orizzonte di questo cambiamento epocale che stiamo attraversando.

  

Manna

            Nel deserto il Signore non fa mancare la sua protezione e il suo sostegno nel difficile cammino nel deserto.

·       Di fronte all’impossibilità di poter svolgere la pastorale ordinaria quali sensazioni, atteggiamenti, riflessioni ti sono balzate alla mente?

·       Come hai pensato di continuare – per quel che era possibile – la pastorale ordinaria? Quale ambito hai privilegiato, quale invece hai preferito sospendere?

·       Che ruolo hanno avuto le famiglie nella tua comunità in questa fase emergenziale?

·       “Chiusi in casa, ma col cuore aperto”: come hai vissuto la sofferenza, le paure, le povertà che hanno assalito la nostra gente? L’attività caritativa come è andata avanti? C’è stato un ambito che hai riscoperto o scoperto?

·       Hai portato avanti un’iniziativa pastorale che ti fa piacere condividere?

 

Terra

            “Non dimenticare il Signore tuo Dio” … come un ritornello risuona questa affermazione nel brano del Deuteronomio ricordandoci che c’è un’emergenza fra tutte: la necessità di reimpostare la vita personale, comunitaria ed ecclesiale intorno al Signore. Dopo il deserto c’è la terra promessa: dunque il deserto è un passaggio, una tappa piena di contraddizioni, ma pur sempre una fase che non è quella definitiva del cristiano.

            In questi mesi siamo entrati in “contatto” con la vera umanità: ci siamo scoperti fragili, impauriti, delusi, disperati, braccati da un nemico invisibile che ha strappato vite umane in tanti casi. Abbiamo scoperto qual è il vero patrimonio della Chiesa: l’incontro di ciascuno di noi con l’umanità dell’altra persona. Non tanto i programmi sterili costruiti in laboratorio, non tanto improbabili ritorni nostalgici ad una presunta età dell’oro della Chiesa, non tanto la rassegnata idea di essere sparuta e marginale presenza nella società, ma ciò che potrebbe rilanciare la pastorale della comunità credente è lo sguardo vero, critico, carico di spirito profetico sull’uomo.

·       Cosa significa ripartire dalla reale incarnazione del Vangelo partendo dalle contraddizioni e fragilità della vita oggi?

·       Le nostre comunità hanno sperimentato la temporanea assenza dei beni essenziali alla vita di fede, come vivere ora un maggiore valorizzazione di tutto ciò che ci caratterizza come cristiani, liberandoci da sovrastrutture, da appesantimenti e da “liturgie” personalistiche e facendo emergere l’essenziale che dà risposte alla vita?

·       Il terreno in cui camminiamo per evangelizzare è quello sacro della famiglia e della persona. Come possiamo ridare nuova energia e speranza alle famiglie e alle persone così provate ora dalla crisi esistenziale ed economica?

·       Alcune nostre comunità hanno vissuto tempi duri di isolamento e di privazioni. Come esprimere e concretizzare una solidarietà e condivisione che sia vera comunione nella carità?

·       Sono caduti i muri e le separazioni territoriali di ogni tipo. Come costruire nuovi rapporti tra parrocchie, comunità, foranie, realtà diocesana?