Nessun “taglio” alla memoria in ricordo di Matteo Pelillo

di Donato Ferrara 

 

Il diciannove ottobre è venuto a mancare Matteo Martino, meglio conosciuto come Pelillo il Barbiere, un’icona della Salerno antica. Questa dipartita ha commosso tutti noi abitanti del centro storico; opinione comune è quella, usando una metafora da salone, che sia stato fatto un taglio di memoria storica. La sensazione che ne deriva è un disorientamento, una tristezza di aver perso qualcosa del passato che non tornerà più. Meditando queste parole, navigando nelle emozioni e nelle commemorazioni di quartiere, si faceva sempre più forte la consapevolezza di “un taglio” (per restare nel gergo) incolmabile.  

Com’è difficile essere cristiani nei giorni in cui ci lascia qualcuno; è più semplice esserlo magari quando si festeggia un matrimonio, si ha lo sguardo avanti, ci sono promesse e prospettive di futuro, che rendono l’aria festosa e l’atmosfera allegra, ma quando muore qualcuno, soprattutto una persona cara ed importante come Pelillo, è difficile. Ma il vangelo mi viene in soccorso per trovare una lettura nuova, per trovare allegria e festa anche in un giorno come questo: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,20-33). In questo modo, ripensando a Pelillo ed ai suoi racconti, comincio a rileggerli in maniera differente, inizio a guardare al passato come ad un seme che solo con la sua morte potrà portare frutto e accompagnarmi nel futuro. Così, anche un funerale, che ad occhi distratti può sembrare la celebrazione di una fine, si trasforma in una festa per un nuovo inizio.

 

Ripenso ai suoi racconti, ad esempio a quelli del periodo della guerra a alle difficoltà che c’erano, quando chi aveva di più lo condivideva con chi aveva di meno. Sebbene siano passati appena pochi decenni, per noi nati molto dopo, poter capire il concetto di scarsità di cibo del periodo della guerra e successivo, è difficile. Nonostante ciò, il verbo “condividere” aveva un significato lontanissimo dal modo in cui lo si usa oggi. Si “condivideva” il cibo, il tempo con chi si aveva accanto e ne aveva bisogno, si “condivideva” per gli altri. Oggi “condividere” ha un’accezione ed un senso del tutto opposto, soprattutto perché quando si “condivide” per esempio un post sui social, lo si fa per se stessi, per “alimentare” il proprio egoismo.

 

La memoria, poi, va agli episodi del periodo del servizio militare di Pelillo; rileggo anche quelli guardando ai frutti seminati in essi, a come lui, giovane militare, con professionalità fosse attento ai ruoli e alla gerarchia militare. Sebbene alcuni che erano al comando fossero suoi amici di quartiere, poco più grandi di lui, non veniva mai meno l’educazione e il rispetto delle regole. Anche in questo caso, se guardo al presente, a come oggi non ci si sia più rispetto per le istituzioni, per le regole, la presenza di amici in posizioni gerarchiche a noi favorevoli sia vista solo come occasione per cercare raccomandazioni.

 

Sempre in relazione al senso del rispetto, riaffiora un altro ricordo, stavolta con me protagonista. Alla mia richiesta di un taglio di capelli un po’ fuori dagli schemi di un preadolescente, mi chiese se avessi domandato il permesso a mio padre e se avessi riflettuto sul fatto che un taglio così avrebbe potuto scontentare mio nonno. Mi chiedo se oggi noi adulti facciamo le stesse domande ai nostri figli.

Oltre che soffermarmi sui suoi racconti, non posso non ricordare anche l’attenzione che Pelillo aveva verso i suoi clienti, che meglio definirei compagni. Se fossero stati clienti, sarebbe stato semplicemente lì ad attenderli, ma i clienti si aspettano agli amici si va incontro. Così Pelillo fino a pochi anni fa nei giorni/orari di chiusura andava a prestare il suo servizio a domicilio agli amici/clienti, che non potevano più uscire.

 

Sempre in linea col suo comportamento, il suo locale conservava quel silenzio pronto ad accogliere chi entrasse e a rispettarlo con le modalità che il cliente desiderava: il quotidiano o il settimanale da leggere, le poltrone, il cavalluccio per i bambini, uno o più cuscini per garantire la comodità e, soprattutto, nessuna televisione o radio rumorosa che avrebbero impedito il confronto e l’ascolto. Oggi la maggior parte delle attività, secondo le moderne regole del marketing sono un percorso ad ostacoli per invogliare all’acquisto spesso superfluo: la musica per creare distrazione, i prodotti posizionati sugli scaffali ad arte per dare visibilità ed altri escamotage simili, tutto per portare il cliente dove il mercato chiede, non dove vuole e ha bisogno.

 

Concludo augurandomi che i moderni barbieri, che cercano attraverso mobili l’ispirazione antica, possano guardare a chi i mobili antichi li aveva veramente, ma più di quelli ha conservato immutato i valori e gli insegnamenti. E auguro, come a loro a tutti noi, anche a chi come me fa un lavoro che obbliga a guardare al futuro e alla tecnologia, che il passato e gli insegnamenti non debbano morire, ma rigenerarsi nel presente per portare i frutti nel futuro.

 

Grazie Pelillo