Carissimi,
l’ostensione della Sindone Salernitana, in quest’anno giubilare che ci invita a rinvigorire, testimoniare e contagiare la Speranza, vuol essere un’occasione di riflessione e di conoscenza del sacro telo, nel quale Giuseppe D’Arimatea avvolse il Corpo di Cristo, che Pietro e Giovanni trovarono vuoto e piegato, a motivo della risurrezione di Gesù. Per quelli che credono, fermarsi a contemplare questo telo è “toccare con mano” quanto i Vangeli ci raccontano. Per chi non è credente, guardare la Sindone mossi dalla curiosità e dal desiderio di conoscere, è una possibilità per interrogarsi: chi è Cristo per me? Noi guardando il sacro telo, che ha avvolto il corpo del Cristo, vogliamo scorgere le sofferenze, le amarezze e le prove che segnano i volti e la vita di tante persone, vicine o lontane da noi, che stanno portando la loro croce e si affidano a Lui, il solo che può dare un senso al soffrire umano e che, con la sua risurrezione, ci insegna che esse non hanno l’ultima parola nella nostra vita.
Accenni Storici
Giuseppe d’ Arimatea adoperò una sindone munda (Mt 27,60) Per avvolgere il cadavere di Gesù deposto dalla croce. L’esistenza di questo telo funerario e documentata dal VII secolo, prima a Gerusalemme, poi a Edessa (odierna Ufa, in Turchia), dove era nel 544, e successivamente a Costanti-nopoli, trasferitavi nel 944 Sindone per antonomasia è, pero, quell lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce (m. 113×441) contenente l’immagine di un uomo morto in seguito a torture e alla crocifissione. Fu donata (intorno al 1356) dal Conte Geoffroy de Chamy al Capitolo dei Canonici di Lirey (nei pressi di Troyrny, Dives). Ceduta da Marguerite de Chaenne proprietà dei Duchi di Savoia (1453) e collocata nella Sainte-Chappelle du Saint-Suaire del suo castello di Chambery da Amedeo IX il Beato (1435-72). Danneggiata da un incendio (4 dicembre 1532) e restaurata (1534) dalle Clarisse di un monastero locale, venne trasportata a Torino per ordine del Duca Emanuele Filiberto Testa di Ferro (1528-80), il quale fece costruire un’apposita cappella, edificata da Guarino Guarini (1578). Ha lasciato il capoluogo piemontese nel 1706, quando fu portata a Genova per sfuggire all’assedio francese, e nel 1939 per essere temporaneamente custodita nell’abbazia benedettina di Montevergine, al fine li scongiurare possibili danni da eventi bellici. Oggi e nella cappella guariniana accanto al duomo torinese, ma è di proprietà della Santa Sede (1983) per la donazione testamentaria di Umberto Il di Savoia (1904-83).
La Sacra Sindone di Salerno
Il nostro telo (cm. 103×416), di lino bianco acquerellato e foderato di seta rossa con numerosi legacci anch’essi di seta rossa, proviene (1938) dal monastero salernitano di San Michele, è ripiegato e sistemato in una custodia che richiama il cofanetto sabaudo in cui era custodito l’originale, con coperchio a cuspide. Internamente il legno è rivestito di raso celeste e all’esterno di velluto cremisi con cordoncini ornamentali giallo-oro. La cassetta poggia su quattro pomi di ottone dorato e sul vertice del coperchio c’è un motivo, pure in ottone, che doveva essere sovrastato da una piccola croce. La serratura conserva ancora la chiave e presenta una borchia sormontata da una corona regale che ha fatto supporre un dono da parte della Famiglia Sabauda. L’iscrizione documentaria, tracciata pennello in capitali romane su di una sola linea quasi al centro del lato inferiore del telo, informa che esso fu EX TRACTUM EX ORIGINALI TOVRINENSI ANNO 1665. Il corpo dipinto di Gesù rispetta, sostanzialmente, nella cromaticità bruna e nelle misure, l’originale, come pure sono riprodotte le bruciature, triangoli bianchi e due linee scure, del 1532; solo i piedi appaiono affiancati e non sovrapposti. Se non è l’unica copia della Sindone torinese, questa è certamente una delle più antiche. Per mons. Carucci [1978*, ed. 1989°, 147] potrebbe essere una delle diverse repliche fatte eseguire dalla Ven. Maria Francesca di Savoia, Terziaria francescana (1656) e donata postuma alle Clarisse di San Michele che l’esponevano solennemente nella loro chiesa durante la Settimana Santa. Fu esposta nel Museo del Duomo per tutto il mese di ottobre del 1978. Dal 7 al 17 Aprile 2022, nella Parrocchia di Gesù Risorto in Salerno. Dal 2 al 16 Aprile 2023, nel Duomo di Salerno.
Preghiera davanti alla Sindone
Signore Gesù, noi ti rendiamo grazie perché hai preso su di te i dolori di ogni tempo e di ogni uomo. Il tuo volto, le tue mani e i tuoi piedi, il tuo costato e tutto il tuo corpo sono per noi fonte di speranza, perché l’Amore è penetrato nel buio estremo del male e del dolore. Donaci la luce della fede, donaci la forza dell’amore, concedici di ascoltare la tua voce che ci chiama a
testimoniare nel mondo la vittoria sul peccato e sulla morte. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen
