San Giuseppe

Oggi il nostro sguardo è rivolto al quadro di San Giuseppe a cui è dedicato il secondo altare del lato destro.

L’immaginario comune, derivato probabilmente dai nostri presepi, rappresenta San Giuseppe come uno spettatore della sua famiglia, ma così non fu. La sua vita in famiglia fu vera e partecipata; fu un vero padre.

Il quadro lo rappresenta in un tenero abbraccio con Gesù. Ho sempre dato una lettura personale a quell’abbraccio in quella posizione; ho immaginato che in quel momento Gesù stesse muovendo i suoi primi traballanti passi ed esitando si è lanciato tra le braccia sicure di Giuseppe.

Sono certo che abbia insegnato a Gesù a lavorare il legno e, sicuramente, prima ancora di usarlo per lavoro, San Giuseppe costruì i giocattoli per Gesù, perché anche i bambini di duemila anni fa giocavano e tra essi Gesù, nel suo essere “vero uomo”.

Magari un giorno proprio giocando con qualche amico, il bambino Gesù, mostrando con (sano) orgoglio un giocattolo costruito dal padre avrà detto “il mio papà è super” quando costruisce i giochi, e non solo.

In ogni caso, il vero superpotere che San Giuseppe aveva, era quello di essere normale, come tutti noi; egli non si è posto troppe domande, si è fidato di Dio, come uomo e come papà.

Il quadro “San Giuseppe e il Bambino” è stata eseguita da un seguace dei pittori che resero il seicento napoletano uno dei periodi più fiorenti della pittura italiana.